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Paola Persichetti

DITTATURE DEL LIBERALISMO SENZA DIO. Legami tra Opposti: Capitalismo, Comunismo, Massoneria Sionista e ’68 Clericale in Vaticano

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Già sul finire della seconda guerra mondiale gli USA si apprestavano a conquistare definitivamente l’Europa e poi il mondo intero. Tuttavia, vi era ancora un “impero“ che nonostante tutto non era crollato nel 1945: la chiesa romana e che andava inglobato nel nuovo ordine mondiale.

In America, soprattutto Roosevelt e il magnate dell’editoria Harry Luce (1898-1967) avevano capito che persino nella loro patria (gli USA) i cattolici erano organizzati piramidalmente con una specifica gerarchia (Parroco e vescovo, che rispondevano al Papa di Roma), così come nel medioevo esisteva una struttura intimamente gerarchica. La storia moderna invece ripudia la gerarchia su tutti i piani.

Il liberalismo americanista entra nell’ambiente ecclesiale romano

Il 6 gennaio del 1941 il presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) pronunciò il celebre discorso detto delle quattro libertà. Con questo discorso gli Stati Uniti si arrogavano il compito di esportare l’american Way of life, il modello americano, ovunque nel mondo. Le quattro libertà, infatti,sono:

  • La libertà di parola e di espressione
  • La libertà religiosa
  • La libertà del bisogno, cioè il benessere materiale
  • La libertà dalla paura dei tiranni e delle guerre (questo punto aprirà la strada alla costituzione delle Nazioni Unite).

Questo discorso ebbe un amplissimo risalto, ma fu ulteriormente amplificato per opera di Henry  Luce , magnate dell’editoria considerato uno degli uomini più influenti degli Stati Uniti. Lo slogan della politica di Roosevelt era “tutti noi siamo chiamati… Per creare il primo grande secolo americano“. Qualche mese dopo, gli Stati Uniti entravano nella seconda guerra mondiale.

Tuttavia, inaspettatamente il progetto di Roosevelt e  Luce  incontra un ostacolo proprio tra le mura di casa: i cattolici statunitensi.  Costoro erano organizzati in enclave nazionali (italiane, polacche, irlandesi, tedeschi…) Perfettamente organizzate e con una gerarchia propria al vertice della quale c’era il vescovo o il parroco.

Erano uniti, culturalmente diversi dalla maggioranza dei bianchi anglosassoni protestanti (WASP) e  non ne condividevano lo stile di vita; ma soprattutto erano prolifici. L’incubo degli anglosassoni era che, mentre loro conquistavano il mondo i cattolici avrebbero conquistato gli Stati Uniti. Il metodista Paul Blanshard (1892-1980) contribuì, con pubblicazioni e conferenze, a dare l’allarme anticattolico; divenne opinione comune che non si potesse essere contemporaneamente cattolici e buoni cittadini statunitensi.

Oltre all’attacco diretto di Blanchard, l’Elite statunitense mise in atto altre strategie per superare l’ostacolo rappresentato dalla chiesa cattolica. Occorreva correre ai ripari… Bisognava cambiare la mentalità dei cattolici e cercare di renderli “sterili“ fisicamente e dottrinalmente modificando la morale matrimoniale, tramite l’introduzione della contraccezione, che avrebbe, così, anche minato la fortezza dogmatica e dottrinale dei cattolici, impregnandoli di americanismo o modernismo ascetico,”sterilizzandoli”.

Tra il 1963 ed il 1967, presso l’Università cattolica Notre dame di South Bend In indiana- la  più importante Università cattolica degli Stati Uniti-, l’associazione abortista Planned Parenthood tenne una serie di seminari segreti sul controllo della popolazione, sull’aborto e sulla contraccezione. I  destinatari dell’iniziativa erano alcuni docenti dell’università che, a cascata, avrebbero in seguito diffuso i contenuti delle conferenze sugli studenti. In cambio, l’università avrebbe ricevuto  100.000 $ dalla Ford Foundation e, addirittura, 550.000 $ dalla Rockfeller Foundation.

Inoltre, grazie a Padre Hesburgh (1917-2015), il rettore dell’Università Notre dame, John Rockfeller ottenne (il 15 luglio 1965) un’udienza privata con Paolo VI per illustrargli i vantaggi dell’applicazione della spirale intrauterina. In cambio dei suoi servigi padre Hesburg venne nominato presidente della Rockfeller Foundation.

Ma non è tutto qui, gli USA avrebbero voluto impadronirsi della struttura della chiesa romana cattolica, così efficientemente funzionante, per impiantare rapidamente ed efficacemente un nuovo ordine mondiale nell’universo intero. L’intelligence americana aveva notato che i cattolici erano compatti e obbedienti; diffusi in tutto l’orbe ben strutturati in parrocchie e diocesi sotto la direzione del Papa, quindi fortemente gerarchizzati.

Insomma, la chiesa era  l’arma migliore per esportare in tutto l’universo l’ideologia americana, ma occorreva infiltrarla, occuparla, prenderne la guida e neutralizzarla.  Così nacque il progetto di utilizzare la chiesa cattolica per combattere il comunismo, sfruttandone l’unità, l’obbedienza e l’ubiquità; e utilizzare il comunismo per cambiare l’atteggiamento della chiesa verso gli USA, con lo spauracchio della lotta del patto Atlantico contro l’impero sovietico.

Lo spettro della paura del comunismo avrebbe spinto i cattolici europei a gettarsi in braccio al liberalismo Atlantico; proprio come oggi la paura del covid 19 spinge gli uomini all’inoculazione del vaccino sperimentale i cui effetti avversi (non ancora totalmente conosciuti a lungo termine) iniziano già a farsi sentire.

Il Doctrinal Warfare Program della CIA

L’intelligence statunitense affidò al generale C.D. Jackson (1902-1964) della CIA (è uno dei principali artefici del Bildelberg group) Il compito di infiltrare la chiesa e di renderla aperta alla mentalità americana. Jackson fu tra i principali artefici di radio free Europe, ha  lavorato presso le Nazioni Unite, come sceneggiatore a Hollywood, come direttore della casa bianca ed è stato editore della rivista “life“ di proprietà di Henry  Luce.

Il nome dell’operazione fu Doctrinal Warfare Program.

Tuttavia, occorreva edulcorare alcuni principi cattolici eccessivamente dogmatici, i quali non avrebbero reso possibile un proficuo “dialogo” tra Washington e Roma.

Innanzitutto bisognava smussare il dogma “fuori della chiesa non c’è salvezza“, troppo esclusivista per il pluralismo inclusivista liberal-americano, che faceva un tutt’uno con l’indifferentismo liberale di stampo massonico.

Il secondo punto da ammorbidire riguardava la dottrina dei rapporti tra Stato e chiesa, che (per il cattolicesimo) debbono collaborare nell’ordine della gerarchia dei fini, ossia lo Stato, che è ordinato al benessere comune temporale deve essere subordinato alla chiesa, deputata al benessere spirituale; come il corpo è subordinato all’anima, la luna  al sole.

Secondo il modello americano, invece, la chiesa non aveva assolutamente alcun diritto di intromettersi nelle questioni politiche e nemmeno di influenzare la vita dei cittadini con la propria morale. L’America, paladina del liberalismo della massoneria e del giudaismo talmudico, riteneva che ci dovesse essere totale separazione tra lo Stato e la chiesa e che questa non potesse presentarsi come l’unica arca di salvezza.

Tuttavia, per portare a termine quest’operazione non bastava un “Agente“ esterno (la CIA), ma occorreva un uomo all’interno della chiesa cattolica;  vista l’importanza che i laici attribuivano ai sacerdoti e gli ecclesiastici ai teologi, il candidato doveva avere entrambi questi attributi. Quest’uomo enne individuato nel teologo gesuita John Courtney Murray.

Il 26 aprile 1948 la National Conference of Christians and Jews  organizzò a Baltimora una conferenza segreta su “Stato e chiesa”. Erano  presenti ebrei, protestanti e un solo cattolico: padre Murray.

Lo scopo della conferenza era quello di arrivare a far cambiare rotta all’insegnamento della chiesa su questo tema. Da quel momento, Murray divenne noto per le sue posizioni a favore della separazione tra Stato e chiesa, pure essendo questa una teoria condannata dalla chiesa.

Neanche a dirlo, da quel momento i suoi interventi vennero ospitati e diffusi dalle riviste di Luce, in particolare dalla più autorevole, “Time“. Luce, tuttavia, non si limitò a ruolo di editore di Murray:  lo  ospitò per anni in una delle sue abitazioni, gli regalò un’automobile e lo stipendiò lautamente. Inoltre gli chiese di diventare il direttore spirituale della sua seconda moglie Claire (1903-1987), già membro del congresso dal 1942, che si era convertita al cattolicesimo (nella sua variante americanista) nel 1946.

Molto probabilmente, i rapporti tra padre Murray e Claire furono più intimi e romantici rispetto alla classica direzione spirituale. Tra  le altre cose, Claire iniziò Padre Murray all’uso  di LSD.

Dal 1953 al 1956, Claire Luce fu ambasciatrice degli Stati Uniti in Italia, con delega ai rapporti con il Vaticano.

Nel 1955 il Santo Uffizio intimò al Murray di non scrivere più sul tema dei rapporti tra Stato e Chiesa nel senso della separazione totale tra loro; ma invano, ormai egli era più americanista che romano e lavorava alacremente per la CIA alla elaborazione della dottrina che sarebbe stata “canonizzata“ anche a Roma con la dichiarazione Dignitates humanae personae del 7 dicembre 1965.

Tuttavia, nonostante le intenzioni del Santo Uffizio, nel 1962 Padre Murray venne a Roma per partecipare come perito del cardinal Spellman ai lavori del concilio Vaticano II, E specificatamente per far passare de facto nell’ambiente ecclesiale la nuova teoria della “libertà religiosa“ come avverrà con il Decreto Dignitatis humanae personae (7 dicembre 1965).

Il Liberalismo Talmudico-Massonico s’infiltra nell’ambiente ecclesiale

Non si può capire ciò che è successo al concilio senza studiare il ruolo giocato in esso dai servizi segreti soprattutto americani e israeliani molto più che sovietici.

Roncalli, bea e Jules Isaac: il Liberalismo Talmudico s’infiltra nell’ambiente ecclesiale

Ora, già dal 1948 la CIA (non senza la National Conference of Christians and Jews) si occupava del concetto di “libertà religiosa“ da far accettare all’ambiente ecclesiale romano; nel 1960 il Benè Berith (B’nai B’rith),  ossia  la massoneria ebraica (non senza il Mossad), fece gli ultimi passi per addivenire alla stesura Dignitatis Humanae Personae (7 dicembre 1965) sulla “libertà religiosa“ e a quella sui rapporti tra cristianesimo e giudaismo che si chiamerà Nostra  aetate (28 ottobre 1965). Vediamo come……

I personaggi più rappresentativi che lavorarono alla stesura di questa dichiarazione furono Giovanni XXIII, il cardinal Bea e  Jules Isaac.

L’altro artefice di nostra aetate fu  il cardinale Agostino Bea, che volle  incontrare – subito dopo aver ricevuto da Roncalli l’incarico di  arrivare ad  un documento “revisionista” sui rapporti giudaico-cristiani – Nahuman Goldman (Presidente del Congresso  Mondiale Ebraico, nonché ideatore del Processo di Norimberga nel 1946 e dal 1956 presidente dell’Associazione sionista) a Roma il 26 ottobre 1960.

Bea chiese a Goldman, da parte di Roncalli,  una bozza per il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli Ebrei  e sulla libertà religiosa (“Nostra aetate” e “Dignitatis humanae personae”).

Il 27  febbraio 1962 il memorandum fu presentato a Bea da Goldman e Label Katz  (anche lui membro del Benè Berith), a nome della Conferenza Mondiale delle Organizzazioni Ebraiche. Ebbene, questa bozza ispirata dalla Massoneria ebraica (B.B.) e dal Congresso Mondiale Ebraico, ha prodotto Dignitatis humanae e Nostra aetate.

Lo stesso Bea, sin dal 1961, incontrava spesso, a Roma, il rabbino  Abraham Yoshua Heschel, professore al “Seminario Teologico Ebraico” statunitense. Egli fu il padre spirituale dei “teo/conservatori”  cristianisti dell’amministrazione Bush jr., e «come collega scientifico di Bea… esercitò un notevole influsso sulla elaborazione di “Nostra aetate”».

Nel 1986 Jean Madiran ha svelato l’accordo segreto di Bea/Roncalli con i due dirigenti Ebrei (Isaac/Goldman), citando due articoli di Lazare  Landau, sul Quindicinale ebraico/francese “Tribune Juive” (n. 903, gennaio 1986 e n. 1001, dicembre 1987).

Landau scrive: «Nell’inverno del 1962, i dirigenti Ebrei ricevevano in  segreto, nel sottosuolo della sinagoga di Strasburgo, un inviato del Papa […] il padre domenicano Yves Congar, incaricato da Bea e Roncalli di chiederci ciò che ci aspettavamo dalla Chiesa cattolica, alla vigilia del Concilio […] la nostra completa riabilitazione, fu la  risposta […]. In un sottosuolo segreto della sinagoga di Strasburgo, la dottrina della Chiesa aveva conosciuto realmente una mutazione sostanziale».

Uno spauracchio deleterio:  o liberisti o comunisti, tertium non datur?

Courtney Murray meritò la copertina del Time. Infine, uno dei cavalli di battaglia dei teocon per perorare la causa del Liberalismo è la contrapposizione radicale tra il Liberismo e il Comunismo. Per cui il dilemma sarebbe: “O comunisti o liberisti, tertium non datur!”; insomma: “Chi non si vaccina con il siero del Liberalismo contro il virus del Comunismo, muore!”.

Il paladino di questa posizione è stato un allievo del Murray, Michael  Novak, che sotto il ricatto della paura del Comunismo, ha fortemente spinto non solo l’Europa ma anche l’ambiente ecclesiale verso l’Atlantismo e il Sionismo.

Il Liberalismo Politico della Rivoluzione Bolscevica

La dottrina cattolica, invece, insegna che il Socialcomunismo è un “effetto collaterale” del Liberalismo filosofico/politico e della sua versione economica (Liberismo).

Infatti, il Socialismo spinge alle conclusioni estreme e radicali ciò che è contenuto potenzialmente, anche se in maniera meno accesa quanto al modo, nel Liberalismo; insomma, tra di loro vi sono le medesime differenze che vi erano tra Rivoluzione britannica e francese, tra Massoneria di destra e di sinistra.

Marchesini Roberto  (Liberalismo e Cattolicesimo) cita – per provare la sostanziale identità (nella accidentale diversità) tra Liberalismo e Comunismo – un interessante libro di Ettore Bernabei (L’Italia del “miracolo” e del futuro, Siena, Cantagalli, 2012), secondo cui gli Usa avrebbero voluto favorire il Marxismo/leninismo per impedire alla Russia, che possedeva le materie prime, di diventare – da Paese agricolo e medievale – una potenza  industriale capace di competere con il super/capitalismo atlantico e occidentale, mantenendo le sue radici cristiane, le quali invece furono cancellate dal Bolscevismo.

Divenendo comunista, la Russia avrebbe perso molte delle sue potenzialità di arricchirsi industrialmente e di competere con gli Usa.

Alcuni esempi tratti dalla storia della Rivoluzione bolscevica del 1917 sono abbastanza significativi.

Leon Trotskij, ad esempio, sbarcò con la famiglia a New York il 13 gennaio del 1917, ampiamente foraggiato dal super/capitalismo statunitense. Il 27 marzo del 1917 lasciò l’America diretto in Norvegia, su una nave piena di rivoluzionari comunisti, ma venne intercettato dalla marina britannica ad Halifax e fu arrestato come spia tedesca. Qualcuno telegrafò in sua difesa al Presidente Usa (Woodrow Wilson) che fece arrivare a Trotskij e “compagni” regolari passaporti statunitensi per tornare in Russia (a fare la Rivoluzione). Trotskij arrivò in Russia il 17 maggio 1917.

Inoltre la Federal Reserve Bank di New York finanziò i bolscevichi nell’agosto del 1917, mentre nel maggio del 1918 venne fondata – con lo scopo di poter commerciare liberamente con la neonata Urss – la American League to Aid and Cooperate with Russia. Infine, il più grande ente finanziario americano Kuhn Loeband Company partecipò al finanziamento del primo piano quinquennale ideato e realizzato da Stalin tra il 1928 e il 1933.

Perciò il super/capitalismo liberista statunitense fece tutto il possibile per aiutare il Comunismo sovietico a non morire di fame e a portare avanti la Rivoluzione bolscevica.

Ciò non significa che i banchieri statunitensi fossero comunisti, ma solo che la loro ideologia era il mercato, il profitto e il guadagno, insomma il super/liberismo, il quale era dispostissimo a servirsi del Comunismo per arricchirsi maggiormente. 

Essi, come avevano fatto i Rothschild nel 1800 finanziando sia Napoleone sia Wellington, aiutavano economicamente sia i bolscevichi sia i “bianchi” rimasti fedeli allo Zar, guadagnando sia con gli uni sia con gli altri.

Tuttavia, in questo campo, non si può considerare unicamente il fattore dello sfruttamento da parte della finanza americana del Bolscevismo sovietico per mantenere la Russia in una posizione di dipendenza economica nei propri confronti; invece, occorre pure studiare il ruolo giocato dal risentimento della finanza ebraica contro lo Zarismo per la sua politica marcatamente antigiudaica (A. Solgenitsin, Due secoli assieme, Napoli, Controcorrente, 2007, 2° vol.).

Tuttavia, è innegabile che uno dei motivi primari che muovevano gli Usa nei confronti della Russia fosse proprio quello di togliere di mezzo un pericoloso concorrente. Infatti, sotto i Soviet la Russia non era in grado neppure di poter pensare di avvicinarsi all’America dal punto di vista economico/commerciale.

Tutto questo prova che la Rivoluzione comunista e l’alta finanza liberista non solo non sono contrapposte, ma sono in un rapporto di cooperazione per lo stabilimento di un Nuovo Ordine Mondiale, che possa controllare il mercato mondiale e anche la politica dell’universo orbe, in cui il mondo sovietico potrebbe fornire mano d’opera a bassissimo prezzo al mondo occidentale e liberale, per di più senza diritto di sciopero.

Insomma, conclude Marchesini: “Il Comunismo sovietico in Russia è stato tutt’altro che un nemico per il capitalismo occidentale” .

Lo testimonia un uomo simbolo di questo momento epocale del capitalismo: Armand Hammer (1898-1990). Il padre di Hammer, ebreo  emigrato da Odessa, fondatore del partito comunista americano, fu tra coloro che accolsero e finanziarono Trockij  durante  il suo soggiorno a New York.  Nel 1921, quando negli Urali scoppiò una terribile carestia che provocò milioni di morti di fame, Hammer  organizzò il trasporto di grano statunitense (spesso avariato); così cominciò una incredibile carriera come imprenditore tra gli Stati Uniti e la Russia. Inoltre aprì nella Russia bolscevica fabbriche di matite, penne e fertilizzanti chimici; e ottenne fantastici contratti per lo sfruttamento di gas e petrolio russo.

Negli anni, Hammer raccolse  una incredibile collezione d’arte appartenuta ai Romanov; alla sua morte era uno degli uomini più ricchi del mondo grazie alle ricchezze russe.

La Fabian Society e la London School of Economics

Un altro indizio di questa complementarità nella diversità tra Comunismo e Liberismo è il fatto che la principale istituzione del Socialismo mondiale la Fabian Society e la maggiore Istituzione del Liberismo, la London School of Economics, non hanno lottato tra di loro ma si sono correlate…, vediamo come.

La Fabian Society fu fondata nel 1884, essa si proponeva di raggiungere i suoi scopi in maniera graduale ed è per questo che si chiama Fabian da Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, colui che lottò contro Annibale temporeggiando ed evitando lo scontro frontale.

Analogamente la Fabian Society si proponeva di raggiungere i suoi scopi  iper/liberisti senza scosse violente, senza lotte frontali, ma gradualmente e dolcemente. Essi erano e sono ancora:

1°) l’eliminazione delle Nazioni e delle Patrie;

2°) la loro sostituzione con un Governo Unico Mondiale, guidato da una élite di ultra/plutocrati che governano su una massa di ultra/poveri;

3°) il controllo poliziesco sulla  popolazione mondiale tramite la pratica sanitaria ed eugenetica;

4°) l’abolizione della vera religione tramite la cancellazione del culto pubblico reso all’unico Mediatore e Redentore del genere umano, ossia il Sacrificio della Messa di Tradizione apostolica;

5°) l’abolizione della piccola e media proprietà e impresa privata a pro del latifondo e della grande industria.

Ecco perché lo stemma primitivo della Fabian Society era un lupo travestito da pecora, ossia il turbo/capitalismo che si nasconde sotto sembianze di agnello per scannare i popoli e succhiare il loro sangue. 

Ma non è tutto, anzi qui viene il bello. Infatti la socialistissima   Fabian Society nel 1895 dette nascita alla London School of Economics and Political Science: il tempio del super/liberismo mondiale e mondialista.

Mi sembra, perciò, molto difficile negare che vi sia stata una certa simbiosi tra Socialismo e Liberismo per la futura dominazione universale del mondo intero da parte di una piccola élite; insomma, Liberismo e Socialismo non solo non sono contrapposti, ma sono due facce della stessa medaglia, due rami dello stesso albero e due tentacoli della medesima piovra: un materialismo di “destra” e per  ricchi e un materialismo di “sinistra” e per poveri:” cospirazione aperta” di H.G. Wells.

Unione degli opposti

A coloro che sostengono l’opposizione tra socialismo e il liberismo, va ricordata una cosa.  I  principi di identità (A è A è non può essere non-A) e non contraddizione (è impossibile che una cosa sia e non sia allo stesso tempo), che costituiscono le basi della logica aristotelica e tomista , non  valgono per chi rifiuta la filosofia di Aristotele e Tommaso. Abbiamo diversi esempi di questa contemporanea presenza di un concetto e del suo opposto:

  • Gli gnostici e tutti i movimenti religiosi da essi derivati (necessità di infrangere ogni regola morale e religiosa per diventare santi e puri)
  • Alchimisti rinascimentali (incesto alchemico, unione degli opposti)
  • Dialettica e hegeliana per la quale la tesi produce il suo contrario (l’antitesi) e, infine, si fonde con essa (la sintesi).
  • Romanzo 1984 di Orwell, dove il SocIng impone il “bipensiero”, ossia la possibilità di sostenere un’idea e il suo opposto: “la guerra è pace“, la libertà è schiavitù“, “l’ignoranza è forza“.

Tutti questi esempi, insomma, per dire che il socialismo sovietico come progetto occidentale è più che ammissibile.

La Messa Beat e il Sessantotto Clericale

Emerge chiaramente che  c’è stata una progressiva e intenzionale infiltrazione dell’ideologia Whig all’interno della mentalità e del corpus dottrinale cattolici.  Abbiamo visto che si tratta di un progetto che parte da molto lontano (dal 1945) .

Questo progetto ha avuto il suo culmine durante il concilio Vaticano II, con l’American proposition di padre Murray e  l’avvicinamento a Paolo VI da parte di John Rockfeller.

Questo tentativo di infiltrazione non si è fermato lì. C’è stato un insistente corteggiamento dei servizi segreti presso il Vaticano perché quest’ultimo appoggiasse le guerre del nuovo millennio (espresso.Repubblica-attualità-cronaca-2011 04 22 news.).

Sappiamo del contributo del filosofo liberale Rocco Buttiglione alla stesura dell’enciclica Centesimus annus, salutata  oltre oceano come una svolta cattolica nei confronti del capitalismo; è noto l’avvicinamento di un filosofo liberale, Marcello Pera (1943-vivente), allievo di Popper, a Benedetto XVI.

Come non pensare al cosiddetto “68 cattolico“, che ha anticipato il 68 propriamente detto e ha avuto come momento topico la “messa dei giovani“ o “messa beat”,  celebrata  il 27 aprile 1966?

Autore delle musiche fu Marcello Gionbini (1928-2003), autore di colonne sonore di western all’italiana, il quale ebbe l’idea di scrivere in collaborazione con il paroliere Giuseppe Scoponi (1925 – 2017), delle canzonette a sfondo vagamente “religioso”, con ritmi beat (cfr. M. Scaringi, La Messa dei giovani di Marcello Giombini all’indomani della Riforma liturgica, Roma, Ufficio Liturgico Nazionale, 1996; T. Tarli, Le messe beat, Roma, Castelvecchi, II ed. 2007; F. Marchignoli, Pop italiano d’ispirazione cristiana, Villa Verrucchio, La Pieve Poligrafica, 2008).

Nel 1965 un complessino yé-yé ascolano “Gli Amici” incise un disco di canzoni “sacre” che avrebbero iniziato ad animare le messe beat ancor prima che venisse promulgata la Nuova Messa Montiniana. Sùbito dopo salì alla ribalta il complesso sardo de “I Barrittas”.

Questi  precursori della Nuova Messa Montiniana, furono sùbito elogiati dal Generale dei Gesuiti di allora, padre Pedro Arrupe (1907 – 1991). Il gesuita Arrupe fu affiancato dal padre domenicano Gabriele Sinaldi della Università “Pro Deo”, consigliere di Giuseppe Scoponi, che incoraggiò Marcello Giombini a comporre la cosiddetta “Messa dei giovani”, ossia la quasi ufficializzazione della Messa beat in attesa della promulgazione del Novus Ordo Missae.

Questa “Messa beat ufficiosa” e non ancora ufficiale fu eseguita (più che celebrata) la prima volta nella chiesa di San Filippo Neri alla Vallicella, il 27 aprile del 1966, alla presenza di migliaia di persona, della TV e di molti giornalisti.

La Messa beat non deve essere considerata una scappatella effimera di qualche giovane o prete scapestrato, ma ha segnato in maniera molto seria la Liturgia cattolica, che già da allora iniziò a essere luteranamente riformata.

Purtroppo dall’Italia la “Messa beat” si trasferì anche all’estero e persino oltre/oceano.
Ebbene, non mi sembra eccessivo dire che il “Sessantotto studentesco” fu ampiamente anticipato dal “Sessantacinque clericale”.

D’altro canto come il lockdown clericale ha anticipato il lockdown nazionale.

Venne così introdotto (1965/66), già prima della promulgazione della Nuova Messa (1969), un nuovo rito della Messa, molto più simile alla “Cena luterana” (forse trattandosi di Messe beat sarebbe più opportuno dire “Baldoria luterana”) che al rinnovamento incruento del Sacrificio del Calvario, con la lingua volgare, il tavolino al posto dell’altare, la comunione in piedi e persino sulle mani, il celebrante che officia rivolto al popolo e non a Dio.

Padre Morlion, la “Pro Deo” e la “Luiss” 

Attenzione! Il domenicano padre Gabriele Sinaldi, come abbiamo visto, insegnava alla Università “Pro Deo”, che fu fondata esattamente nel fatidico 1966 dal padre domenicano Felix Morlion (1904 – 1987). Roberto Marchesini (cit., p. 155) ci spiega che essa era “l’ennesimo progetto della Cia gestito da Henry Luce”, cara amica di padre Murray.

Padre Morlion nacque a Dixmude in Belgio il 16 maggio del 1904 e arrivò, con l’Esercito Usa, in Sicilia e poi a Roma nel 1944 – accompagnato da una lettera di presentazione di Alcide De Gasperi firmata da don Sturzo – con alcuni compiti di carattere politico affidatigli dal fondatore del Partito Popolare Italiano, esule negli Usa (1924/1940).

Ora, Morlion era un esperto di tecniche della guerra psicologica e di propaganda di massa, lavorava per i servizi segreti americani (Oss e poi Cia). 

Egli fondò a Roma, con il nulla osta di monsignor Montini, nel 1946, la Università Internazionale degli Studi Sociali (UISS) “Pro Deo” della quale divenne il Presidente nel medesimo anno, con a capo il Presidente (dal 1921 al 1966) della Fiat Vittorio Valletta [10] e con la protezione dei ministri democristiani Scelba, Gonella e Andreotti.

Attualmente la “Pro Deo” si chiama Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) “Guido Carli” fondata a Roma nel 1974 da Umberto Agnelli, che rilevò la “Pro Deo”, ma che ne cambiò nome solo nel 1977. 

Padre Morlion ne restò Presidente sino al 31 ottobre 1975, fu rimpiazzato da Carlo Ferrero sino al 1978, poi dal Governatore della Banca d’Italia (1960/1975) e, quindi, Ministro del Tesoro (1989/1992) Guido Carli dal 1978 al 1993, in séguito da Luigi Abete (1993/2001), quindi da Antonio D’Amato, Luca Cordero di Montezemolo (2004/2010), Luisa Marcegaglia (2010/2019) e da Vincenzo Boccia nel 2019.

Egli era stato incaricato di ridurre l’influenza comunista in Italia, anche attraverso la propaganda, il cinema e la cultura. Collaborò con Roberto Rossellini alla produzione di due film: Stromboli e Francesco giullare di Dio entrambi del 1950 (cfr. F. Scottoni, Il pio frate che lavorava per la Cia, in la Repubblica, 27 novembre 1991; N. Tranfaglia, Come nasce la repubblica, Milano, Bompiani, 2004).

Conclusioni

Nel 1992 l’autore liberista Francis Fukuyama (1952-vivente) pubblicò un libro intitolato La fine della storia e l’ultimo uomo.

In questo libro si celebrava la vittoria del liberalismo sul comunismo dopo una lotta secolare Di questa opera ci interessa soprattutto il dualismo che offre al lettore: destra o sinistra, liberalismo o comunismo, bene o male. Il dualismo è uno schema di pensiero tipicamente gnostico; nella gnosi tutto al suo posto che, in realtà è un alter ego. Questo non è lo schema di pensiero del cristianesimo: bene e male non sono due forze uguali e contrapposte, così come la luce il buio, la salute e le malattie. Il bene è, il male è assenza di bene; la luce è, il buio è assenza di luce; la salute è, la malattia è assenza di salute. Esiste un solo principio, non due. Noi possiamo scegliere se aderire o no.

Tiriamo allora le fila e del discorso. La prima cosa che possiamo affermare che esiste una incompatibilità radicale tra il liberalismo e il cattolicesimo, più volte sottolineata dal magistero cattolico e dalla storia. L’avvicinamento tra queste due forze è stato così stretto che talvolta esse sembrano coincidere. Quello che possiamo constatare con certezza sono le conseguenze di questa infiltrazione: confusione dottrinale, riduzione delle vocazioni, progressiva delusione della morale sessuale, Cessazione della spinta missionaria secondo il mandato evangelico.

Oggi dopo l’89, ha ancora senso che i cattolici combattono le battaglie liberali? È compito dei cattolici impegnarsi per il libero mercato, per la società aperta o per lo smantellamento dello stato sociale? Credo che sia il caso che i cattolici tornino a fare ciò che compete loro.

L’americanismo

Che cos’è l’americanismo?

La società dei sacerdoti missionari di San Paolo apostolo (paulisti), la congregazione religiosa che formò e ordinò sacerdote Robert Sirico, Fu fondata da Isaak Thomas  Hecker. Nato da una famiglia luterana di origine tedesche, si convertì al metodo Ismo e poi al cattolicesimo.

Nel 1858 fondò la congregazione Paulista per propagare il cattolicesimo negli Stati Uniti, soprattutto utilizzando i mezzi di comunicazione di massa. Per raggiungere questo scopo, secondo Hecker, era necessario eliminare tutto ciò che, nel cattolicesimo, potesse infastidire la sensibilità moderna, ad esempio il rigore su alcuni aspetti morali; e tacere su alcune verità di fede che contrastano con la modernità.

Era invece necessario soffermare la predicazione sull’azione dello spirito Santo, la cui azione sarebbe più feconda che in passato; e sulle virtù naturali e attive, piuttosto che su quelle soprannaturali e passive (umiltà, obbedienza…). L’azione dello spirito Santo, che parlerebbe direttamente al cuore di ogni uomo, renderebbe superflua la direzione spirituale e, in generale, la gerarchia cattolica.

Questa impostazione fu chiamata “americanismo“ e fu condannata da Leone XIII con la lettera Testen benevolentiae, Del 22 gennaio 1899, indirizzata al cardinale James Gibbons (1834-1921) di Baltimora, ammiratore e fautore dei psolisti.

In questa lettera, nella quale si fa esplicitamente il nome di Hecher,   vengono  messi in evidenza e condannate le seguenti” nuove  virtù” :

iniziativa, imprenditorialità, cooperazione sociale, impegno pubblico, responsabilità civica, confronto leale, l’arte del compromesso e della praticità, il rispetto per il prossimo, la gentilezza nei rapporti interpersonali (Novak, l’etica cattolica e lo spirito del capitalismo).

Là dove non c’è Dio, non c’è l’uomo: ecco la scoperta del nostro tempo.

Alla religione del Dio vivente si oppone la religione del diavolo; alla religione del Cristo, la religione dell’anticristo. E contro il Dio-uomo si erge l’uomo-Dio e, l’uomo che ha preso il posto di Dio.

prof. ssa Paola Persichetti

Paola Persichetti, oltre ad essere leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con  110/110, bacio accademico e menzione d’onore.  Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.

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