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L’ABORTO LEGALIZZATO E FINANZIATO GRIDA VENDETTA DAVANTI A DIO. La Protesta delle Femministe chiamate “Assassine” e l’Assolutismo Massonico di Stato

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di prof. ssa Paola Persichetti

Vorrei porre l’attenzione su alcune affermazioni espresse da donne, che hanno praticato l’interruzione  volontaria della gravidanza,  raccontate da “Non Una  di Meno Rimini”. Vengono riportate le storie di 8 donne, con nomi di fantasia, che hanno abortito in Italia negli ultimi tre anni.

Il tono che si percepisce sin dall’inizio non nasconde una forte critica sulla modalità con cui sono state gestite ed accompagnate nella scelta di interrompere la gravidanza . Personalmente ritengo riduttivo relegare il dolore di una madre solo al fatto di dover percorrere 75 km per trovare un ospedale disposto a praticare l’interruzione di gravidanza volontaria.

Le stesse riportano che sono state offese e chiamate assassine, e che ancora oggi ricordano con rabbia quei momenti. Queste donne contestano l’ingresso degli antiabortisti nei consultori poiché minerebbero la  rappresentazione che queste strutture dovrebbero avere per legge e rimanda anche a una indiretta e mascherata delegittimazione strategica di un governo volto a svuotare il diritto di aborto .

Vorrei partire da una frase che una di queste donne, ha proninciato durante l’intervista “Difenderemo i nostri consultori e il nostro diritto alla salute, sempre”. Ma anche la ministra Roccella si è espressa sul caso che ha visto alcune donne obbligate a sentire il battito del feto all’interno di presidi sanitari pubblici a cui si erano rivolte per abortire: “Cattiva prassi medica ”.

Cercheremo di capire  da dove nasce questa polemica con tutta la discussione su se sia lecito o no avere un pro Life presso i centri (di fatto) abortivi, se sia lecito fare incontrare questi operatori pro Life a donne che hanno intenzione di abortire. La polemica che ne è nata  è interessante perché ha risvolti giuridici morali ed è meritevole di essere approfondita.

Aborto legalizzato e sovvenzionato

Dobbiamo tenere presente due canoni che devono guidare il nostro ragionamento al di là dei valori che poi chiaramente declineremo.

Il primo canone è che l’aborto legalizzato non è solo legalizzato, è l’aborto sovvenzionato. Cioè nel termine aborto legale in realtà non si dice qualcosa che è semplicemente legale, si dice qualcosa che viene somministrato dallo STATO in cui lo STATO ha una parte attiva. Molte volte parliamo di legalizzare la cannabis o legalizzare la prostituzione, ma in questi casi lo STATO  si limiterebbe a non punire più o limitatamente a disciplinare condotte che prima venivano ritenute, e che sono oggettivamente, moralmente condannabili.

Nel caso dell’aborto noi non abbiamo solo lo STATO che lo consente ma abbiamo lo STATO che lo compie, che paga del personale perché venga praticato l’aborto. Questo è il primo termine del nostro orizzonte, il secondo termine è che parliamo della scelta dello Stato di assecondare questa possibilità, questo atteggiamento della donna, la scelta dello Stato di sovvenzionare questo tipo di atteggiamento.

Questo atteggiamento, che è poi quello di tutti i paesi occidentali, praticamente è un aspetto che non è in realtà neutro. Già gravissimo di per sé, se fosse neutro, perché uno STATO che non si occupa dei concepiti, dei traumi provocati alle madri dall’aborto, dei traumi provocati ai padri di essere stati impotenti mentre il figlio veniva distrutto, è uno STATO che si macchia di indifferenza. Ma lo STATO non è indifferente perché lo STATO sovvenziona l’aborto, si rende parte attiva. Questi sono i due binari sui quali dobbiamo far correre il treno delle nostre riflessioni.

Il caso francese

Il povero Macron che ormai sta con l’acqua alla gola, nel senso che il suo partito è in crollo di consensi, ormai si è capito che Macron è una longa manus della commissione europea che a sua volta è una longa manus di altri poteri. Perché mettere l’aborto in costituzione? Perché metterlo nella carta fondativa se l’aborto è sostanzialmente libero, nel senso che non ci sono posti in EUROPA in cui se una donna vuole abortire non possa farlo. Perché si é voluto inserire nella costituzione francese e ancor più nella costituzione europea questa possibilità?

Ci sono due fronti : uno pro aborto e uno indifferente all’aborto (Essere indifferenti all’aborto vuol dire essere a favore dell’aborto).

Cosa ha spinto questi due fronti a voler mettere l’aborto in costituzione?

L’aborto è un diritto ma non una libertà. In quasi tutti gli ordinamenti l’aborto non è a richiesta, cioè è un diritto ma non è una libertà. L’aborto è stato contrabbandato per decenni come uno strumento non di tutela della libertà della donna ma della salute della donna. Nei cortei e nelle manifestazioni veniva richiamata l’attenzione ma in realtà non c’è  nulla di più falso. Questo perché l’aborto come libertà, come fenomeno autodeterminate significa voler dire che un soggetto di diritto, qual è la madre, ha diritto di vita e di morte su un’altro soggetto, quale è il figlio. Anzi il medico è colui che materialmente attua l’intervento soppressivo su richiesta di un soggetto, che è la madre, che avrebbe responsabilità verso l’altro soggetto debole, di sopprimerlo. Questa cosa giuridicamente non può stare in piedi perché l’aborto è stato introdotto in termini giuridici; l’aborto è stato fatto passare come strumento di tutela della salute. Questo è tanto vero che anche la nostra Corte Costituzionale ha ritenuto che l’aborto nel nostro ordinamento si regga solo e soltanto sulla base dello Stato di necessità che sarebbe” La legittima difesa”.

Cioè, io madre ho la mia salute in pericolo e per difendere la mia salute dalla gravidanza non ho altro modo che sopprimere l’altro soggetto di diritto che ho in me.

Questo può sembrare aberrante e di fatto lo è portando in sé delle conseguenze in termini dell’aborto come libertà. L’aborto è solo un diritto è una terapia per cui se non ci sono le condizioni non si può abortire. Questo è un costrutto teorico perché nella pratica tutte le legislazioni che hanno introdotto l’aborto come strumento di tutela della salute, la famosa salute riproduttiva, lo hanno sempre introdotto come condizioni talmente ampie, talmente larghe che alla fine non c’è  un caso di una donna che abbia voluto abortire e il sanitario, il consultorio a cui si è rivolta, le abbia detto no.

Non esiste quindi una libertà di aborto e questo scivolamento verso il diritto costituzionale all’aborto in sé per sé, non solo nell’ambito della salute riproduttiva, serve ad emancipare l’aborto dall’area della salute e a portarlo sic et simpliciter nell’area della libertà. Non più quindi un trattamento medico ma è una cosa che la donna vuole fare e siccome la sa fare solo un medico solo lui può farla ma non è una terapia. Siamo di fronte ad una sovversione non solo dell’arte medica che ormai è in auge da tanto tempo, di una  medicina dei desideri” Io voglio fare questo, tu lo sai fare, pertanto lo devi fare”, ma anche ad un’altra sovversione del concetto di STATO, il fatto che lo STATO viene così costretto a sovvenzionare non più bisogni di salute ma scelte personali e  individuali.

Io voglio che mio figlio sia distrutto” allora lo STATO deve pagare un medico e un’attrezzatura perché ciò avvenga.

Questo è il vero dramma della democrazia moderna.

La deriva dal concetto di diritto al concetto di libertà tutelata giuridicamente che vede proliferare i diritti o presunti tali che non conoscono più il limite. Questo è il dramma della democrazia moderna: non c’è più la legge naturale a fare da retroterra.

Il vero dramma è quando il politico moderno si sgancia dalla legge di natura. Se  passa in Europa quello che è passato in Francia e poi, se passa anche in altri Stati, si arriverà a comprimere inevitabilmente il diritto all’obiezione di coscienza, primo problema soprattutto del corpo medico. Ciò non significa che potrebbero esserci anche grandi ferite a livello di libertà di manifestazione del proprio pensiero o della propria fede. Potremmo avere il paradosso di sacerdoti, vescovi, cristiani che se si esprimono contro l’aborto diventano rei di operare contro un diritto garantito costituzionalmente.

La guerra all’obiezione di coscienza

Il medico ha da sempre diritto all’obiezione di coscienza ma se invece ci troviamo dinanzi a una semplice libertà è chiaro che non c’è più tutto questo. Il fine non è quello di costringere i medici cattolici o comunque pro vita ha fare gli aborti, lo scopo è quello che certi settori siano fuori dalla portata professionale dei medici pro vita.

È proprio il caso della denuncia fatta da quelle otto donne dalla quale siamo partiti . Succederà che in un primo periodo ci saranno medici cattolici che si troveranno costretti a fare queste procedure, a meno che non si dimettano, e si  dimetteranno probabilmente. Ma nel medio e lungo termine succederà che certe aree saranno beneficio soltanto dei medici favorevoli all’aborto.

Questa è una trappola che nel nostro ordinamento per paradosso, ad un certo livello, è già scattata perché uno dei motivi per cui non vengono mai riscontrate le condizioni per abortire in Italia è che grazie alla norma sull’obiezione di coscienza i medici obiettori sono tagliati fuori da tutte le fasi della procedura abortiva. Per cui anche dalla fase relativa al colloquio in cui si prende atto delle cause che portano all’aborto. Quindi le donne che vogliono abortire, le madri che vogliono abortire parlano soltanto con le persone favorevoli all’aborto: per molti versi è stato già ottenuto il condizionamento della persona.

La legge 194 annulla la figura del padre, annulla la figura del figlio e anche la madre perché nella legge che si chiama tutela sociale della maternità, la parola “madre” compare una volta sola e per il resto si parla di donne e prodotto del concepimento. La 194 serve solo e soltanto a consentire alla donna di abortire e al medico di fare gli aborti senza essere punito, anzi prendendoci lo stipendio.  L’aborto è sempre stato introdotto nei vari ordinamenti come causa di non punibilità dei medici. Apparentemente parla di un trattamento socio sanitario ma nella realtà accorda una facoltà praticamente indiscriminata di aborti. La legge 194 non la vuole toccare nessuno perché sta bene agli ipocriti che dicono che la legge non  funziona perché andrebbe applicata in modo migliore, sta bene anche ai liberali che, nella sostanza, hanno una legge che gli fa fare quello che  vogliono. Quello degli obiettori è un falso problema perché, ovunque, gli ospedali sono organizzati  per avere delle equipe che vengono da fuori  a  praticare gli aborti.

Il significato dell’aborto in costituzione

L’aborto in costituzione significa aprire una prospettiva non  al pieno diritto della madre, ma dello Stato perché  è  lo  Stato che fa l’aborto e ha diritto di vita e di morte sul concepito,  non solo,  ma anche dopo perché l’utero in affitto, la fecondazione eterologa sono la commercializzazione del nato.  Se in costituzione il diritto di abortire, come libertà, postula la Signoria assoluta fittiziamente della madre, ma in realtà dello Stato, perché è lo Stato che fa l’aborto sulla vita del concepito, nulla potrà vietare, un domani di commercializzare, anche i nati.

Lo stato, in base alla teoria generale dei diritti umani, visto come l’ultimo barlume di “diritto naturale”  che è rimasto nelle nostre costituzioni,  non può negare la soggettività del concepito. Ma  se dall’altro lato ammette la libertà della donna di decidere sul concepito, per quella coerenza spietata che abbiamo tratteggiato prima, arriverà a stabilire il diritto della donna, della madre, anche sul nato. Tanto è vero che ci sono già bioeticisti laici come  Maurizio Mori e Peter Singer che sono favorevoli al cosiddetto aborto post nascita.

Che cosa è l’aborto post nascita? È un infanticidio ma non lo chiamiamo così, perché troppo forte, chiamiamolo aborto post nascita.  L’aborto post nascita significa che il bambino portatore di una menomazione non diagnosticata possa essere tenuto in osservazione ed entro 30 giorni dalla nascita può essere soppresso.

Un’altro portato dell’aborto in costituzione è la codificazione della prevalenza del soggetto forte su un’altro soggetto debole che è la sovversione del diritto.  Qui arriviamo all’antigiuridicità dell’aborto cioè il fatto che la legislazione abortiva postula apertamente o implicitamente, ma postula necessariamente, che il forte sia ancora più forte e che il debole sia ancora più debole, che è l’opposto di ciò a cui dovrebbe servire il diritto.  A questo punto è doveroso accennare  su quale terreno affondano le radici di queste leggi abortiste.

Non parlerò della 194 ma di alcune premesse storiche culturali e filosofiche che in qualche modo illuminano e spiegano il senso in generale dell’introduzione di queste leggi, non solo in Italia ma in tutto il mondo a favore dell’aborto.

Voglio fare un discorso che sia di premessa partendo con una citazione dal testo, che ha fondato la medicina occidentale, il giuramento di Ippocrate.

Molti secoli fa, più di 2000 anni fa, Ippocrate scrive: “ non accetterò come medico alcuna richiesta di somministrare veleno a qualcuno ne darò mai consigli di tal genere. Inoltre similmente non opererò sulle donne allo scopo di procurare l’aborto“.

Siamo in un’epoca in cui ancora Cristo non aveva portato il suo messaggio di liberazione dal peccato e di salvezza. Ippocrate è un pagano e pure già obbliga moralmente i medici che a lui si ispirano a giurare che mai daranno l’aborto a nessuno. Dopo questa premessa cerchiamo di capire perché l’aborto pone un grave problema morale contro la neo lingua che i rivoluzionari hanno sempre usato; in particolare i partiti degli attivisti che hanno promosso l’aborto in Italia.

In questa neolingua o new Speech nel linguaggio di Orwell l’aborto è stato definito in legge con il titolo” Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza”. Notiamo che la legge che introduce l’aborto inizia dicendo “norme per la tutela sociale della maternità“. Pensiamo il livello di carità pelosa, di falsità che sta dietro questa intitolazione della legge. Neolingua perché appunto non chiamano aborto dove l’aborto sarebbe l’unico termine legittimo, ma lo chiamano interruzione volontaria della gravidanza. Questo è un eufemismo, come minimo è una circonlocuzione che non è stata scelta a caso ma è stata scelta per attenuare negli elettori la consapevolezza della gravità di ciò che si apprestavano a votare. Ebbene l’aborto va chiamato aborto e va definito, lo definiamo con la chiesa, come l’espulsione volontaria, violenta e prematura del frutto del concepimento, attraverso mezzi chirurgici o farmacologici. Quindi è un atto volontario in cui una donna e il medico che interviene, espellono violentemente in modo prematuro e innaturale il frutto del concepimento, cioè il feto.

Dal punto di vista morale, della teologia morale e della filosofia morale, rileva l’aborto, ovviamente volontario o provocato. L’aborto spontaneo non riguarda assolutamente il nostro tema.

L’aborto volontario è sempre gravemente peccaminoso in termini morali   è sempre stato penale. Praticamente per un tempo lunghissimo fino al 1978 lo è , sia che il motivo che spinge all’aborto la donna sia lo sbarazzarsi del nuovo figlio per qualunque motivo di infermità, grave malformazione genetica, timore di morte o danni alla salute della madre ed infine anche le ragioni socio economiche, per qualunque ragione l’aborto non  può essere giustificato sul piano morale. Vediamo perché è ingiustificabile. È ingiustificabile anche laddove compiere l’aborto significa salvare la madre. Nemmeno in questo caso l’aborto è legittimo. L’aborto per la teologia morale è considerato un omicidio corporale in quanto offende la vita del corpo del nascituro e di fatto consiste in azioni chirurgiche volte a straziare, spezzare e distruggere questa vita per poi estrarla dall’utero materno. Ma l’aborto è considerato anche un omicidio spirituale, dal punto di vista cristiano, perché il feto viene ucciso prima che questi nascendo possa ricevere il battesimo.

Quindi un bambino non battezzato, non ha colpe personali essendo morto prima dell’età della ragione ed è destinato al limbo.

L’aborto è un peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio.

L’aborto non è mai lecito.

Oggi nella nostra società moderna e complessa non c’è più la mammana o la strega ostetrica che compie l’aborto (l’aborto era un’azione tipicamente compiuta dalle streghe durante il medioevo ed era un’azione rivolta essenzialmente contro la fecondità e a favore dell’impotenza maschile e a favore dell’aborto: emerge da uno studio approfondito delle azioni sataniche o stregoneria durante il medioevo) Oggi abbiamo gli ospedali di Stato che finanziano l’aborto, un intero apparato tecnocratico. Vi è una cooperazione diretta e indiretta al male dell’aborto, coopera chi consiglia l’aborto; è praticamente come chi lo compie, come i governanti che non compiono tutto ciò che potrebbero per estirpare questa piaga terribile e terrificante peggiore di qualsiasi altra piaga.

Il cattolico liberale che dice “io sono cattolico e pertanto non abortisco, ma chi non crede, chi non ha la fede è giusto che possa anche abortire“ commette un errore clamoroso perché l’aborto non è interdetto solo ai cattolici o solo ai credenti. La legge naturale essendo immanente alla coscienza, alla ragione di ogni uomo è un articolo che vale universalmente: anche il non credente è tenuto a rispettare la legge di natura. L’aborto non riguarda i cristiani riguarda l’uomo perché ripugna la ragione insita nella legge naturale che vieta appunto di uccidere l’innocente: l’aborto si può qualificare come un caso particolare di omicidio. Il feto è un essere umano, una creatura intellettuale, distinta dalla madre e perciò anche prima di nascere è soggetto dei diritti naturali primo fra tutti il diritto ad esistere, a vivere e a non essere soppresso.

 Prima che l’aborto fosse introdotto in Italia

Prima  che l’aborto fosse introdotto in Italia l’articolo 553 e l’articolo 546 del codice penale prevedevano l’arresto e il carcere per chi  abortiva. Pratica usata pochissimo ma comunque esistente che prevedeva una punizione poiché la persona era penalmente responsabile. Sia chiaro che l’aborto è sempre esistito anche prima della legge 194, c’era per esempio nel mondo pagano come c’era anche l’infanticidio, ma non era approvato dalla legge, era tollerato,  era una prassi.  Le leggi condannavano comunque l’aborto e nel medioevo l’aborto venne debellato come venne debellato l’infanticidio che nel mondo pagano era una prassi abituale che si riaffaccia prepotentemente sulla scena coperto dalla legge nel 1919 con la rivoluzione comunista in Russia.  Il bolscevismo vara la legge che permette l’aborto e l’aborto dilaga e ben presto diventa di fatto uno strumento contraccettivo: l’aborto era una sorta di contraccezione dei poveri per cui negli anni 50- 60 nei paesi dell’est europeo, sotto il comunismo, si stimava che mediamente ogni donna adulta avesse avuto 5 o 6 aborti nella sua vita matrimoniale.  Negli anni 50 dilaga nei paesi ex comunisti oltre che in Giappone dopo la conquista americana. Il Giappone riceve l’obbligo di leggi pro aborto.  In Giappone l’aborto dilaga già negli anni 40, nel 67 l’Inghilterra vara la legge per l’aborto, nel 73 gli Stati Uniti, nel 75 la Francia e nel 78 l’Italia.

È importantissimo ed interessantissimo capire il cammino che porta l’aborto in Italia come in tutti gli altri paesi occidentali.  Perché è importante questo cammino ?

Perché se noi togliamo l’aborto dal cammino che ha compiuto, noi non capiamo il dramma dell’aborto.  Il dramma dell’aborto non è una mostruosità isolata nel tempo, nella storia che irrompe sulla scena sociale, imprevisto e inaspettato, ma è l’ultimo atto o meglio il penultimo di una deriva gravissima che si apre a partire dagli anni 60.

Nel 68 si ha  la rivoluzione attentamente pianificata dalle centrali di potere finanziario e di potere occulto che in quegli anni controllano il mondo della grande finanza.  Subito dopo nel 70, in Italia, si ha la legalizzazione del divorzio, nel 71 la legalizzazione della contraccezione e della pubblicità di materiale contraccettivo, della libera esposizione di materiale contraccettivo (prima vietata dal codice penale che puniva con il carcere fino ad un anno.  Ogni induzione all’utilizzo di strumenti contraccettivi era punito col carcere). Abbiamo poi la depenalizzazione della pornografia negli anni 70, elemento decisivo per capire l’aborto: c’è un nesso profondo dell’aborto con la contraccezione, con il divorzio e con la pornografia.  La pornografia viene depenalizzata con sentenze delle varie magistrature italiane che lentamente allargano il concetto di atto osceno rendendolo praticamente nullo, perché alla fine nulla più è tale da escludere la sua rappresentazione grafica.  Infine nel 75 c’è l’abrogazione della patria potestà con la famosa legge sulla famiglia che cancella il concetto di patria potestà.  Una svolta fondamentale carica di significati simbolici metafisici molto profondi.

Che cosa c’è in comune tra queste norme che ho citato?

 Perché l’aborto è l’esito inevitabile di esse?

  • 1) perché queste leggi instaurano le quattro grandi fratture, le quattro grandi separazioni: separazione fra amore e matrimonio con la legge sul libero amore fra giovani non sposati. La normalizzazione, dopo il 68 dei rapporti prematrimoniali prima severamente interdetti sia dai costumi che dal sentire etico diffuso.  L’adulterio viene celebrato da ogni romanzo e film degli anni 60 e 70.  Divorzio, adulterio e libero amore fra i giovani significano separare l’amore e il matrimonio.
  • 2) Separazione fra sessualità e amore attraverso la pornografia.  La pornografia  rappresenta l’atto sessuale al di fuori di qualunque comunione sponsale, al di fuori di qualunque senso o significato morale profondo o spirituale più profondo e dunque la frattura drammatica che la pornografia produce a livello etnico, al livello di psicosi collettiva.
  • 3) La separazione di sessualità e generazione di figli.  Con la contraccezione e con l’aborto passa l’idea che il fine primario del matrimonio non è più la procreazione dei figli, come la chiesa ha sempre insegnato (Il fine primario del matrimonio è procreare figli, il fine secondario è il mutuo aiuto fra i coniugi).  Separare l’aspetto unitivo dall’aspetto procreativo ci porta alla quarta frattura.
  • 4)  La separazione fra differenza sessuale, complementarietà fra uomo e donna e sfera affettiva sessuale con omosessualismo, ideologia del gender, cultura lgbt dove si dà l’assalto finale al concetto stesso di natura creata dell’uomo creato come uomo e donna: maschio e femmina li creò.  Questo è l’ultimo assalto all’ordine creaturale divino stesso.

L’uomo a questo punto non ha più una natura, l’uomo diventa una cosa umana fluida e indifferente la cui essenza, per così dire, mobile e cangiante e quindi si presta a qualunque prassi di potere su di essa voglia esercitarsi.

L’aborto oggi è ancora di una gravità crescente perché gli aborti chirurgici sono passati da 60 milioni all’anno nel mondo a circa 44 milioni di aborti chirurgici senza considerare gli aborti farmacologici.

Sommando gli aborti farmacologici (attraverso pillole abortive del giorno dopo, dei 5 giorni dopo, o pillole anticoncezionali che impediscono l’annidamento dell’embrione già concepito e quindi pillole segretamente abortive) che vengono stimati tra i 700 milioni è un miliardo di aborti l’anno, arriviamo alla cifra spaventosa di un miliardo e 44 milioni di aborti.  Questo è il più grande, l’unico vero grande genocidio della storia al cui confronto qualunque altro genocidio storicamente prodotto su uomini già nati e magari battezzati è una bazzecola.

Ma i poteri forti ci vogliono far credere il contrario come Simone Veil, ebrea francese, membra della comunità ebraica francese, ministro della sanità che ha introdotto l’aborto in Francia dirà questa frase incredibile  “ La padronanza totale della fecondità, il suo controllo assoluto da parte dello Stato, costituisce in effetti il criterio più perfetto dell’organizzazione sociale.  Uno stato che vuole veramente controllare il suo popolo deve controllare la sessualità, la natalità e ogni altro sviluppo della popolazione attraverso l’aborto”.

Anche un’altro importantissimo uomo politico francese Pierre Simon, un ebreo francese che era stato capo della massoneria per molti anni e ricoprì importantissimi ruoli a livello sanitario disse: ”La statalizzazione della procreazione della sessualità e della morte è un obiettivo essenziale del governo.  Un governo non ha veramente potere se non controlla la nascita e la morte, se non controlla i rapporti sessuali fra le persone”.

E in tutto questo c’entra la massoneria perché essa è a favore dell’aborto, a favore del gender e a favore dell’omosessualità.  È lapalissiano la sovrapposizione tra massoneria e i centri a favore del neo Malthusianesimo – depopolamento.

La sezione francese della International plan and parenthood Federation, la più grande Federazione pro aborto del mondo, nel 73 disse: “Quello che noi vogliamo è distruggere la civiltà cristiana. Come? Con l’aborto”.

L’aborto è un colpo al cuore, per così dire, alla stessa idea di civiltà cristiana, cioè non interessava tanto l’aborto, ma sradicare, cancellare dalla faccia della terra il cristianesimo attraverso l’aborto e la pornografia.

Leone XIII nel 1884, nell’enciclica HUMANUM GENUS, la famosa enciclica contro la massoneria, disse“ L’ultimo e il principale degli intenti della massoneria è distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale uscito dalle istituzioni cristiane”.

 Lo stesso disse San Giovanni Bosco, che nell’ottocento testimone dell’assalto massonico all’Italia cristiana disse”  Esiste una sola vera guerra la guerra a favore o contro la Chiesa di Cristo“.

 Conseguenze.  Cos’altro non sarà possibile?

Le conseguenze dell’aborto sono il crollo del matrimonio, il crollo della natalità, il crollo della fiducia nell’uomo. Se una madre è spinta dallo STATO e convinta a sradicare fisicamente dal suo grembo quel figlio per il quale è progettata da Dio con la sua dolcezza femminile, la dolcezza della sua corporeità, la tenerezza dei suoi gesti dove tutta la sua psicologia è ordinata a generare e custodire la vita nascente e la prima infanzia del bambino, se una madre viene convinta a strappare dal proprio grembo, proprio fisicamente frantumando quel feto che dovrebbe diventare il suo bambino, che cos’altro non sarà possibile?

Non c’è niente di peggio di questo gesto contro natura.  È la fine dell’idea che l’uomo è al mondo essenzialmente per amare, per sacrificarsi (Sacrum facere), per uno scopo che è più grande della propria persona. Crolla così il senso del bene comune come trascendente i limiti della persona, della sua soggettività. L’uomo è ridotto a macchina desiderante.  È un automa libidico pulsionale che è vero solo se soddisfa e quanto più soddisfa ciò che lui in fondo è.

Augusto Del Noce sviluppò vedendo l’abisso dell’aborto, la categoria di totalitarismo della dissoluzione che fu ripresa in un certo senso da Michael Jones, il grande filosofo americano vivente che ha scritto un libro stupendo “libido dominandi” sull’essenza politica e metafisica della pornografia Jones e Del Noce spiegano il senso di tutto quello che abbiamo descritto.

 Il potere vero, che purtroppo non sono i politici che vediamo in televisione, il vero potere più occulto risiede in poche grandi famiglie di finanzieri che controllano il mondo da molti secoli.   Il potere vero lo si ha solo su uomini e in particolare su giovani moralmente corrotti e viziosi.  Solo costoro possono essere interamente dominati.  Solo la persona casta sa morire in battaglia.

Cosa possiamo fare?

In questo attuale contesto culturale e politico toccare la legge sull’aborto probabilmente porterebbe a peggiorarla però non dobbiamo dimenticare che, per esempio in America, le tante norme pessime sull’aborto sono state spazzate via come le strutture dei planned parenthood che stanno chiudendo; quando ha governato Trump i fondi statali a planned parenthood sono stati chiusi. È stata l’Europa a mandare i fondi in  America per sostenere e sovvenzionare le organizzazioni abortive americane. Non dobbiamo pertanto avere paura, quello che si può fare sicuramente è superare un certo rapporto con la genitorialità. Da un lato c’è il rifiuto della genitorialità intesa come una limitazione della libertà personale, quando invece, la genitorialità è uno sviluppo della libertà personale.

La  genitorialità alla fine è amore e l’amore rende sempre migliori.  La bellezza della genitorialità  ridimensiona di dignità tutti i surrogati come l’animalismo, l’ambiente…  Ogni cosa torna ad occupare il posto giusto nella scala dei valori.  Un’altro aspetto che va considerato su un orizzonte più ampio è un fatto molto semplice: noi siamo nella società del controllo.

Noi vogliamo che sia tutto controllabile e prevedibile ma l’uomo, possiamo dire con molta approssimazione, fino agli anni 50, non era così.  L’uomo non era in una società del controllo, l’uomo sapeva che il domani era di per sé incerto, non aveva paura del domani.

Nel momento in cui l’uomo perde la fiducia nell’incertezza del futuro ecco che non genera più figli.  L’individualismo combinato con la paura porta alla disperazione.

La realizzazione e la felicità passa attraverso una vita donata per amore, donare la propria vita è gioia, sviluppo di sé, non è una palla al piede. Un figlio non è una palla al piede, non è un impoverimento, non è un fardello da portare che limita la propria libertà è al contrario un dono per la vita.

L’aborto è il frutto di una miscela letale apparentemente benefica di individualismo quindi di una libertà senza responsabilità e paura.

Perché si ha paura del futuro??

Perché si è abituati a dover pensare che il futuro debba essere previsto, prevedibile. Non è così, il futuro non è mai prevedibile quello che possiamo fare è attrezzarci per fronteggiare l’imprevisto, l’imprevisto è imprevisto in quanto tale.

 Individualismo più paura portano alla disperazione.  Ecco perché questo Occidente è un Occidente sazio e disperato.

 Non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo credere nella ragione, credere nel fatto che le persone, se capiscono le cose, possano avere anche il coraggio di agire di conseguenza.  Dobbiamo diffondere più possibile elementi di una cultura nemica dell’aborto e amica della vita, del futuro e della paternità.

Dal primo istante della sua esistenza, fin dal momento del concepimento, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita.

Questo è un insegnamento costante della chiesa e mai mutato, dal I secolo sino ad oggi, infallibile.

Chiaramente, dati questi presupposti, il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione. Infatti questo è il primo di tutti i diritti, un diritto fondamentale che le costituzioni e le leggi degli Stati devono semplicemente riconoscere, perché esso le precede.

Quando una normativa attacca la vita, allora non si può più parlare di Stato di diritto. Inoltre, con la soppressione di un essere umano innocente e indifeso, si nega l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. E se la democrazia non tutela il diritto naturale e anzi, vi legifera contro, perde ogni legittimità.

Pertanto di fronte a leggi come la 194 del 1978, il buon cittadino di qualunque confessione sia, è tenuto a non obbedire, perché esse, non essendo conformi alla ragione, sono inique e cessano pertanto di essere leggi, diventando atti di violenza, come da sempre insegna la Chiesa.

Se l’ordinamento giuridico, in tali casi, non riconoscesse il diritto all’obiezione di coscienza, ci troveremo senz’altro dinanzi a uno stato totalitario, uno “Stato etico“, cioè un ente che pretende di decidere da sé cosa è bene e cosa è male.

In tal caso il potere dello Stato risulterebbe alla fine illimitato e i cittadini diverrebbero sudditi, come ai tempi dell’assolutismo.

prof. ssa Paola Persichetti

Paola Persichetti, oltre ad essere leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con  110/110, bacio accademico e menzione d’onore.  Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.

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