A Terni crolla il castello di menzogne. La rivincita della Medicina che serve l’Uomo fragile, contro un sistema che voleva resettarne l’anima.
Ci sono vittorie che restano confinate nelle aule fredde di un tribunale, scritte in un “legalese” asettico che nessuno capisce. E poi ci sono vittorie che esplodono come un grido trattenuto per anni, vittorie di carne, di sangue e di spirito. L’assoluzione della Dott.ssa Patrizia Tiberi non appartiene alla carta bollata: appartiene al cuore pulsante di Terni, dell’Umbria e di ogni singolo essere umano che, nel momento più buio della nostra storia recente, ha sentito vacillare la propria dignità.
Aria di Giustizia e la vittoria del “dubbio”
A Terni si respira aria di giustizia. Il Giudice monocratico del Tribunale di Terni ha pronunciato sentenza di assoluzione ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p. per la Dott.ssa Patrizia Tiberi, accusata di falso ideologico in concorso con i suoi pazienti per le esenzioni vaccinali.
La notizia, accolta con commozione, segna un punto fermo: la dottoressa è libera e, per la legge italiana, innocente. Ma limitarsi alla cronaca giudiziaria sarebbe un errore. Dietro la formula tecnica si nasconde una vittoria ben più profonda, che tocca il cuore del rapporto tra Stato e cittadino.
L’assoluzione è arrivata con la formula che indica l’insufficienza o la contraddittorietà della prova. Potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, ma nel contesto pandemico assume un valore enorme. L’impianto normativo dell’epoca (i decreti Speranza) era costruito per rendere le esenzioni un percorso a ostacoli, operando di fatto una sorta di “inversione dell’onere della prova”: il medico era chiamato a giustificare l’impossibile pur di proteggere i pazienti. Ebbene, nonostante un sistema così sbilanciato a favore dell’accusa, il Tribunale non ha trovato prove sufficienti per condannare.
Come notano gli esperti legali, questa sentenza è un “siluro” che colpisce la fondatezza stessa di quei decreti: se nemmeno con regole scritte ad hoc si riesce a provare il dolo del medico, significa che la valutazione clinica della Dott.ssa Tiberi aveva una solidità che nessuna circolare ha potuto scalfire.
La fragilità umana e la Medicina come “servizio”
Per capire il senso profondo di questa sentenza, dobbiamo però andare oltre la legge e tornare all’essenza dell’essere umano. L’uomo è un essere fragile. Lo è fin da quando cresce nell’utero di sua madre. È una meraviglia, ma è indifeso, esposto alle aggressioni della malattia e, oggi possiamo dirlo, alle aggressioni di una burocrazia disumana.
Da sempre l’uomo ha bisogno di cure, di qualcuno che si chini sulla sua sofferenza con sollecitudine. La vera Medicina è nata come risposta a questo bisogno: curare significa anzitutto “servire” la persona, averne cura profonda.
In questi anni bui, invece, abbiamo visto l’opposto: medici trasformati in funzionari, spinti a dimenticare il volto del paziente per obbedire a circolari ministeriali. Patrizia Tiberi ha incarnato la resistenza a questa deriva. Non si è limitata alle “fredde prescrizioni da inviare al farmacista”, ma ha scelto di occuparsi delle anime e dei corpi con quel calore umano necessario per diagnosticare non solo il sintomo, ma la paura
Il Calvario: quando la sollecitudine diventa un crimine
Il prezzo pagato per questa fedeltà al senso ultimo della professione è stato altissimo. Un vero calvario. Sette mesi di sospensione dall’Ordine dei Medici, un blitz dei NAS in casa all’alba, il sequestro del computer e del telefono.
La dottoressa è stata trattata come un criminale solo per aver usato la prudenza, per aver firmato esenzioni che non erano atti di ribellione, ma atti di protezione. È stata perseguitata per aver difeso la vera professionalità contro prassi e sistemi che, nei fatti, andavano a danno degli infermi.
Il Principio di Precauzione: il vero nodo della questione
Al di là degli aspetti procedurali, emerge una lettura sociosanitaria fondamentale. È possibile accusare un medico di “falso” quando applica il Principio di Precauzione?
La dottoressa Tiberi non ha fatto altro che esercitare la sua prerogativa: valutare il rischio sul singolo paziente. L’ipotesi accusatoria si basava sull’assunto che l’esenzione fosse un atto illegittimo a priori, ignorando che la medicina non è matematica e che i farmaci disponibili non garantivano l’arresto dell’infezione.
Anzi, dagli atti difensivi emerge un dato che rende l’accusa un paradosso (il cosiddetto “reato impossibile”): accusare la dottoressa di aver ostacolato la lotta al contagio era scientificamente infondato. Come confermato dai documenti EMA e delle case farmaceutiche, quei vaccini erano autorizzati per prevenire la malattia (Covid-19), ma non esisteva alcuna prova che fermassero la trasmissione del virus (SARS-CoV-2).
L’assoluzione odierna conferma implicitamente che quello spazio di autonomia medica — lo spazio della “Scienza e Coscienza” — non può essere cancellato da un atto amministrativo.
Pecore al macello e la difesa del Libero Arbitrio
Questa vittoria parla direttamente al cuore dei pazienti. A quelle migliaia di persone che, in un clima di terrore mediatico, si sono sentite come “pecore condotte al macello”, in fila negli hub vaccinali, ricattate nel lavoro e nella vita sociale.
In quell’arena ostile, dove i colleghi diventavano delatori e gli Ordini dei Medici si trasformavano in organi persecutori, la Dott.ssa Tiberi è rimasta ferma. Ha difeso il *Libero Arbitrio* in un’epoca che cerca di resettare l’uomo, di renderlo un ingranaggio di una macchina sanitaria e tecnologica priva di morale. Ha difeso la libertà di dire “no” quando il corpo e la coscienza lo impongono.
Il ritorno alla realtà e il messaggio per il futuro
Oggi la Dott.ssa Tiberi ne esce a testa alta, restituita alla sua comunità e ai suoi pazienti. Resta l’amarezza per un processo che ha portato in aula scelte che dovrebbero restare nell’intimità di uno studio medico. Ma questa sentenza lancia un messaggio chiaro a tutto il sistema sanitario nazionale: si possono scrivere decreti, ma non si può criminalizzare la prudenza di chi ha giurato di proteggere la salute, un paziente alla volta.
Questa vittoria è dedicata al futuro. Agli studenti, che sono i medici del domani. Che tipo di dottori vorranno essere? Burocrati che applicano protocolli o “servitori” della vita che guardano negli occhi chi soffre?
Da Terni parte un messaggio di speranza per tutta l’Umbria e per l’Italia: si possono denunciare gli abusi. Si possono demolire le prassi che danneggiano la scienza e la dignità umana.
La Dott.ssa Tiberi ha vinto perché non ha mai dimenticato che l’uomo è fragile, e proprio per questo è sacro. E la sacralità della vita non si può sospendere con un decreto-legge.
“Vasi di creta” e la custodia del Tesoro
Ma oggi, mentre l’incubo finisce, Patrizia Tiberi non si sente una vincitrice solitaria. La sua vittoria è la vittoria di un Popolo, di un corpo unico di cui lei si sente parte viva.
Patrizia sa bene, come ci ricorda San Paolo, che noi siamo solo “vasi di creta”, fragili e imperfetti, ma portiamo dentro di noi un tesoro inestimabile. Quale tesoro? È l’amore sacro per l’essere umano, per la sua anima, per quelle fragilità che non vanno eliminate ma accompagnate verso l’Eternità.
La vocazione del medico è proprio questa: custodire il tesoro custodito nel vaso. Curare il corpo senza mai ferire lo spirito. E quando un intervento esterno – sia esso un farmaco, un vaccino o un’imposizione politica – minaccia questa “teologia del corpo”, violando il tempio sacro della persona, un medico non può sottomettersi.
In questi anni, molti medici si sono trovati di fronte a una scelta radicale: tradire il tesoro per salvare il vaso (la carriera), o rompere il vaso per salvare il tesoro (la Coscienza). Patrizia ha scelto la seconda via, accettando di diventare un vero e proprio “martire” professionale pur di non piegarsi a logiche che mortificavano la vita.
“Non ho vinto io, abbiamo vinto noi”: il ringraziamento a un Popolo
Per questo, il suo “Grazie” più profondo va a tutte le persone che le sono state accanto, che hanno formato quel “corpo” sociale e spirituale che l’ha sorretta quando il peso della persecuzione sembrava insopportabile.
L’uomo è stato creato per la relazione, per portare i carichi gli uni degli altri. Da sola, confessa oggi, quel vaso di creta si sarebbe frantumato. Insieme a voi, è diventato roccia.
È in questa unione che si svela il mistero della nostra forza. L’uomo è creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Nessuna Intelligenza Artificiale, nessun algoritmo di controllo potrà mai superare la scintilla del nostro cuore, perché noi siamo figli del Padre Celeste e portiamo nel DNA l’impronta Divina che ci spinge, istintivamente, a guardare oltre il finito.
La Luce che dissipa le tenebre
Un popolo che guarda in Alto, che guarda a Dio, è un popolo che non si sottomette al tiranno di turno. Chi ha lo sguardo fisso sull’Eternità non teme la caducità del momento, non teme la minaccia del potere, non teme la morte. La missione affidata all’uomo è annunciare la Verità, costi quel che costi.
Siamo nel tempo di Natale, ed è proprio oggi che quelle parole antiche risuonano con una potenza nuova e sconvolgente: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”.
Una grande luce rifulse nei nostri cuori. E quando un uomo vede la Luce, le ombre della menzogna si squarciano e la Vita trionfa. Chi non ha paura fa paura, perché è destinato non alla fine, ma all’Eternità.
La storia non si legge sui libri, la storia va raccontata da chi l’ha vissuta, sofferta e vinta. E questa è la nostra storia.
Paola Persichetti
In onore della mia amica e medico libero, Patrizia Tiberi
Paola Persichetti, oltre ad essere la presidente dell’Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni e già leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con 110/110, bacio accademico e menzione d’onore. Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.



