Un Giubileo di Contrasti: La Visione Rivoluzionaria del Mondo e il Silenzio della Chiesa
L’evento che si è svolto a Roma dal 5 al 7 settembre 2025, presentato come il primo “Giubileo” dei cattolici LGBT+, ha sollevato un’onda di aspettative e interpretazioni che meritano un’analisi più profonda.
L’iniziativa, promossa dal presidente de La Tenda di Gionata, Innocenzo Pontillo, e dal gesuita padre Pino Piva, si è tenuta in concomitanza con una veglia di preghiera notturna intitolata “Chiesa casa per tutti”, che si è svolta presso la chiesa del Gesù.
L’evento è sostenuto da diverse figure all’interno della Chiesa, inclusi monsignor Francesco Savino, vicepresidente della CEI. Se per i partecipanti e molti media progressisti si è trattato di un passo storico verso” l’inclusione”, il contesto e il “silenzio rumoroso” di Papa Leone XIV all’Angelus raccontano una storia diversa, che svela il contrasto tra l’ideologia contemporanea e la missione millenaria della Chiesa cattolica.
Ideologia vs. Realtà: L’Odio per i Limiti
L’analisi filosofica di ogni ideologia, inclusa quella LGBT+, rivela un minimo comune denominatore: il rifiuto della realtà. Il primo dato inoppugnabile della realtà è il principio di identità: A è A, un triangolo è un triangolo e un uomo è un uomo.
Ogni cosa è definita dai suoi limiti, da quei confini che la rendono unica e riconoscibile. I tre lati e i tre angoli di un triangolo lo limitano, ma in questa limitazione risiede la sua stessa identità. Togliere o aggiungere un lato significherebbe distruggerne l’essenza.
L’ideologia, invece, odia i limiti perché li percepisce come costrizioni alla libertà individuale. Il desiderio di liquidare i confini, di rendere tutto “liquido”, nasce dal voler trascendere la propria identità, di essere altro da sé: un maschio che vuole diventare femmina, o viceversa.
Questo principio di liquidità si estende alla società, alla cultura, ai valori, e perfino alla religione, nel tentativo di abbattere i “muri” che definiscono e distinguono, come le classi sociali o i sessi biologici. Questo processo storico culmina in movimenti come il transumanesimo, che mira a superare la natura umana stessa. In questo contesto, il femminismo e il transessualismo non sono che tappe intermedie di una rivoluzione antropologica che punta alla dissimulazione totale dell’esistente.
Non a caso, il concetto di “inclusione”, tanto sbandierato dai promotori dell’evento, è un principio di derivazione massonica, che con la mixité ha anticipato le agende come quella europea del 2030. L’Eucarestia e il Giubileo, invece, non sono “inclusivi” in questo senso. L’Eucarestia è il sacrificio di Cristo, il cuore pulsante della fede, il momento in cui Dio si immola per amore dell’uomo, per salvarlo dal peccato e dalla morte resuscitando il terzo giorno.
Il Giubileo: Misericordia o Pretesa?
Affermare che sia la prima volta che una comunità LGBT+ ha varcato una Porta Santa significa non comprendere la natura stessa del Giubileo. Il Giubileo, o Anno Santo, è un evento straordinario della Chiesa cattolica che si celebra periodicamente ogni 25 anni per offrire ai fedeli un tempo di speciale grazia e di rinnovamento spirituale.
Nella Chiesa cattolica, il Giubileo è un anno di remissione dei peccati, riconciliazione, conversione e penitenza sacramentale.
L’obbiettivo principale è la concessione dell’indulgenza plenaria, ovvero la remissione completa delle pene temporali dovute ai peccati già perdonati. La condizione fondamentale per ottenere questo perdono, tuttavia, è il pentimento: il riconoscimento dei propri peccati, il dolore per averli commessi e la ferma intenzione di non peccare più. Queste condizioni sono irrinunciabili e devono essere compiute con la giusta disposizione d’animo: distacco totale da ogni peccato.
Le parole di monsignor Francesco Savino, che ha celebrato la veglia di preghiera, e quelle di Águeda Ibáñez e di altri partecipanti, tradiscono una visione completamente diversa. Savino ha lodato un Dio che “preferisce la realtà al pregiudizio”, omettendo però di specificare quale sia la realtà per la Chiesa, mentre Águeda Ibáñez ha sostenuto che il pellegrinaggio servisse a “essere visti” e a “far cambiare la Chiesa”.
Questa prospettiva non ha nulla a che fare con la conversione e il pentimento, ma si configura come una rivendicazione, un’istanza politica. Come ha sottolineato la ricerca, la militanza politica è imprescindibile per un vero gay, che non può relegare la propria condizione alla sfera privata, ma deve renderla pubblica e “combattente”.
Questa visione è completamente fuorviante rispetto alla missione della Chiesa, che non è quella di includere il “diverso” per assecondare le mode del mondo, ma di illuminare le tenebre e portare gli uomini alla vita. Cristo è venuto per i malati, per i bisognosi, per i peccatori, ma per salvarli dal peccato, non per approvarlo.
Il “Silenzio” del Papa: Un Discorso Chiaro
Nonostante la presenza di circa 1.000 persone, molte con vessilli e simboli arcobaleno, e l’esplicita speranza di un saluto da parte del Pontefice, Papa Leone XIV ha scelto il silenzio.
All’Angelus, dopo aver canonizzato i giovanissimi santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, icone di una fede radicale e non compromissoria, il Papa non ha menzionato il pellegrinaggio.
Questo silenzio, a differenza di quanto affermato da alcuni, non è un’omissione ma una dichiarazione potente. Se i promotori dell’evento avevano cercato di forzare una continuità con la pastorale di Papa Francesco, che pure non ha mai modificato il Catechismo, il “silenzio” di Leone XIV ha chiarito la sua posizione.
Egli, in linea con il suo predecessore San Giovanni Paolo II, che si sdegnò per la presenza del Pride a Roma durante il Giubileo del 2000, ha ribadito che il matrimonio è fondato sull’unione tra uomo e donna e che l’omosessualità è una “condizione disordinata” che in nessun caso può essere approvata.
Il vero amore e la vera accoglienza della Chiesa non consistono nell’avallare ogni desiderio, ma nel condurre l’uomo alla verità che lo rende libero. La visione di una Chiesa “inclusiva” nel senso massonico del termine è una eresia che punta a distruggere la sua stessa identità.
Il fatto che un pellegrinaggio di questo tipo abbia avuto luogo non significa che la Chiesa abbia cambiato rotta, ma che ha offerto un’opportunità di conversione a tutti i figli che chiedono di tornare a casa. Tuttavia, la porta della casa è quella della Verità, che è Cristo stesso.
prof. ssa Paola Persichetti



