Cancellato ogni Diritto di Libera Scelta sulla Salute per Vanificare il Referendum contro il Decreto Lorenzin Paola Persichetti 2 Settembre 2025
Sentenza di cassazione, la svolta che spaventa: così l’omissione diventa reato e il genitore finisce sul banco degli imputati
La sentenza della Corte di cassazione n. 27515/2025, depositata il 28 luglio 2025, rappresenta un punto di svolta nel dibattito giuridico e sociale italiano, suscitando un’accesa discussione sulle implicazioni della responsabilità penale per omissione nel contesto della salute pubblica. La decisione della Suprema Corte, pur non avendo forza di legge, si pone come un orientamento giurisprudenziale di enorme peso, in grado di influenzare l’interpretazione del diritto e la sua applicazione futura. L’analisi che segue esplora i punti chiave della sentenza, le critiche linguistiche e strategiche e le potenziali ricadute pratiche, contrapponendo lo scenario attuale, con la Legge Lorenzin ancora in vigore, a quello che si sarebbe delineato in caso di sua abrogazione referendaria.
I Punti Chiave della Sentenza e il Dibattito Giuridico
Il cuore della sentenza ruota attorno alla configurabilità del reato di epidemia colposa (art. 438 c.p.) non solo attraverso un’azione attiva, ma anche tramite omissione. La Corte ha stabilito che un’omissione può essere penalmente rilevante a condizione che esista un obbligo giuridico di impedire l’evento. Questa equiparazione tra azione (“cagionare”) e omissione è il fulcro della critica linguistica e concettuale sollevata da numerosi giuristi. Tradizionalmente, il verbo “cagionare” implica un nesso causale diretto e attivo. La sentenza, invece, interpreta la norma in modo estensivo, sostenendo che chi ha un dovere di garanzia, pur non agendo, “cagiona” l’evento nel momento in cui la sua inerzia ne permette il verificarsi.
Questo approccio è stato definito da alcuni come una “manipolazione ipocrita” e una “forzatura del linguaggio”. L’accusa metagiuridica sostiene che la Cassazione non si sia limitata a interpretare la legge, ma l’abbia reinterpretata in funzione di un “obiettivo di ingegneria sociale”, sfruttando la complessità del linguaggio giuridico per veicolare un principio strategico: la prevalenza della salute pubblica sui diritti soggettivi.
Implicazioni Oltre il Piano Penale: Il Risvolto Civile e i Ruoli di Garanzia
Sebbene la sentenza si riferisca a un reato penale, le sue implicazioni più significative si proiettano nel diritto civile. L’orientamento giurisprudenziale stabilito dalla Cassazione apre la strada a future richieste di risarcimento danni e giustifica potenziali restrizioni della libertà individuale. L’argomentazione centrale della sentenza è che il dovere di garanzia non si limita ai pubblici ufficiali, ma si estende a chiunque rivesta tale ruolo, inclusi i genitori nei confronti dei propri figli e della comunità.
Questo scenario crea un conflitto legale latente. Un dirigente scolastico, per non incorrere nel rischio di un’accusa di epidemia colposa omissiva, potrebbe sentirsi legittimato a escludere uno studente non vaccinato. In questo caso, la responsabilità della violazione del diritto all’istruzione non ricadrebbe sul dirigente, ma sul genitore, che, non adempiendo a quello che viene visto come un obbligo di garanzia, avrebbe “cagionato” l’evento. Questo conflitto evidenzia come la sentenza, pur non essendo una legge, diventi uno strumento per rafforzare l’applicazione di misure sanitarie e limitare la discrezionalità di chi è chiamato a tutelare la salute pubblica.
Il Contesto Strategico e la Critica Storica
La sentenza non è un evento isolato, ma si inserisce in un contesto storico e strategico più ampio. Tracciando una linea evolutiva che include il dibattito del 2018, l’ordinanza del sindaco di Rimini e le denunce per epidemia colposa durante la pandemia di COVID-19, si evince che la decisione della Cassazione rappresenta l’ultimo tassello di un percorso mirato a rendere il reato di epidemia colposa applicabile anche a privati cittadini, in particolare a coloro che rifiutano i trattamenti sanitari.
Il tempismo della pubblicazione delle motivazioni (mesi dopo la decisione) è un ulteriore elemento di critica, suggerendo una potenziale strategia comunicativa. Il silenzio iniziale potrebbe essere stato funzionale a non interferire con la campagna referendaria per l’abrogazione della Legge Lorenzin, evitando un dibattito pubblico che avrebbe potuto rafforzare la posizione di chi si opponeva alla legge. La gestione del dibattito, con il gioco delle parti tra chi “allarma” e chi “sminuisce”, ha l’effetto di spostare l’attenzione dalle vere implicazioni della sentenza, ovvero l’ampliamento della responsabilità penale per omissione, a un conflitto di narrazioni opposte.
Analisi dei Due Scenari: Legge Lorenzin in Vigore vs. Vuoto Normativo
Per comprendere appieno la portata della sentenza, è cruciale analizzare i due scenari possibili, contrapponendo la situazione attuale a quella che si sarebbe creata con l’abrogazione della Legge Lorenzin.
Scenario 1: Legge Lorenzin e Sentenza di Cassazione (Scenario Attuale)
La Legge Lorenzin, pur con i suoi limiti e il suo “ricatto trasversale”, rappresenta un male minore e, paradossalmente, una forma di scudo legale. Attraverso il dissenso informato (codice 06), un genitore può adempiere al suo dovere di prevenzione evitando le sanzioni amministrative e, di conseguenza, rendendo più difficile l’accusa di un’omissione penalmente rilevante. L’esistenza di una normativa specifica limita il potere discrezionale del giudice, rendendo complessa la dimostrazione che l’omissione di un singolo individuo abbia causato un’epidemia massiva. In questo contesto, l’azione del genitore è inquadrata in un percorso amministrativo chiaro, che offre una base normativa di difesa contro possibili accuse penali.
Scenario 2: Abrogazione della Legge Lorenzin e Sentenza di Cassazione (Scenario Ipotetico)
L’abrogazione della Legge Lorenzin, che avrebbe eliminato il “ricatto” delle sanzioni amministrative, si sarebbe rivelata un “boomerang” strategico. L’assenza di una normativa specifica avrebbe creato un vuoto normativo estremamente pericoloso. In tale vuoto, un giudice avrebbe potuto applicare direttamente il principio stabilito dalla Cassazione, riconducendo l’obbligo di impedire l’epidemia al dovere di garanzia genitoriale. I genitori, privati degli strumenti di difesa offerti dalla Legge Lorenzin, si sarebbero trovati esposti a un rischio penale molto più grave di una sanzione amministrativa. Questo scenario avrebbe reso i dirigenti scolastici ancora più sicuri nell’escludere gli studenti non vaccinati, appoggiandosi non più a una normativa amministrativa, ma a una minaccia penale.
Conclusioni: Un Precedente Strategico e il Ruolo del Cittadino Consapevole
La sentenza della Cassazione n. 27515/2025 non è solo un atto giuridico, ma uno strumento di ingegneria sociale che, sfruttando un’interpretazione estensiva della norma, crea un precedente formidabile per i futuri procedimenti. Il suo impatto è strategico e mira a rafforzare la percezione della responsabilità individuale nella gestione della salute pubblica, spostando l’attenzione dal piano amministrativo a quello penale.
Sebbene l’attuale scenario, con la Legge Lorenzin ancora in vigore, offra una base di difesa per i cittadini, il rischio non va sottovalutato. Le denunce passate, sebbene archiviate, hanno preparato il terreno per questa sentenza, che oggi offre loro una base giuridica più solida. La sentenza, in sostanza, costituisce un monito per i cittadini, che non possono limitarsi a un dibattito sulle sanzioni amministrative, ma devono essere consapevoli delle potenziali conseguenze penali legate all’esercizio del proprio dissenso. La chiave per navigare in questo complesso panorama giuridico è la profonda conoscenza delle leggi e delle procedure esistenti, sfruttando ogni strumento legale per la tutela dei propri diritti e contrastando i tentativi di manipolazione e disinformazione.



