Dal letto di Anna Bolena al seggio di Canterbury: cronaca di una rivoluzione annunciata
La notizia, per alcuni, rappresenta un traguardo di civiltà; per altri, un’inconcepibile aberrazione. Una donna, Sarah Mullally, è Primate di tutta l’Inghilterra, Arcivescova di Canterbury, successore di Agostino e di Thomas Becket. Come è stato possibile? Per il mondo laicista, la risposta è semplice: la fine di un sopruso maschilista. Ma una simile interpretazione, figlia del suo tempo, è una lente miope che non scorge la profondità della ferita.
Per comprendere come il seggio di Canterbury possa essere occupato da una donna, non dobbiamo guardare alle lotte femministe del XX secolo, ma alle manovre di un figlio di un birraio del XVI secolo, a un re accecato dalla lussuria e alla nascita di una filosofia che ha dichiarato guerra al Logos, al senso stesso della Creazione. Questa non è la storia di un’evoluzione, ma di una Rivoluzione.
Come l’ossessione di un Re, l’inchiostro delle spie e l’oro dei banchieri forgiarono una nuova fede per l’Inghilterra.
La narrazione ufficiale parla di un re, Enrico VIII, desideroso di un erede maschio. La verità, come documentato, è più torbida e affonda le sue radici non nella teologia, ma nel denaro e nel potere. Il vero regista dello scisma anglicano fu Thomas Cromwell, un uomo forgiatosi come mercenario in Italia, spia industriale per i banchieri fiorentini Frescobaldi e poi abile agente al servizio della Chiesa, prima di tradirla.
Fu lui a spingere la cortigiana Anna Bolena tra le braccia del Re, a sostenere l’illegittimo divorzio e a incastrare il fedele Tommaso Moro. Fu sempre lui a insediare sul trono di Canterbury il cripto-protestante Thomas Cranmer, un uomo segretamente sposato con la figlia di un riformatore luterano. La morale cattolica era il primo ostacolo da abbattere.
Il piano di Cromwell, imbevuto delle spregiudicate tecniche bancarie fiorentine, era chiaro:
- Legalizzare l’usura, pratica fino ad allora vietata ma fondamentale per il nuovo ordine economico.
- Spogliare i monasteri, un’operazione di predazione capillare che in pochi anni cancellò centinaia di istituzioni religiose, ne depredò i beni per finanziare la Corona e creò dal nulla le fortune della nuova nobiltà Chi si opponeva, veniva ucciso. La Chiesa Cattolica era stata eliminata. Il Re era ora il capo della nuova chiesa nazionale.Non esisteva più alcun freno morale che potesse arginare le più spregiudicate imprese finanziarie, giustificate dalla comoda morale luterana del “pecca fortiter, sed fortius fide” (pecca fortemente, ma credi ancora più forte). Era il trionfo del puro rendiconto, del nudo interesse.
Spezzare i dogmi, costruire una nazione: l’eresia come atto di fondazione di un Mondo Nuovo
Aver infranto ogni legge morale e religiosa non era sufficiente. Serviva una nuova filosofia per giustificare il nuovo ordine, una filosofia che non solo spiegasse, ma celebrasse la ribellione alla legge naturale. Se per secoli il pensiero, da Aristotele in poi, aveva insegnato che il bene consisteva nel conformarsi al Logos – l’ordine, la ragione, l’armonia del creato, incarnatosi per i cristiani in Gesù Cristo – ora era necessario demolire questo fondamento.
Ci pensarono Francis Bacon e il suo segretario, Thomas Hobbes.
- Bacon, nella sua Instauratio Magna, gettò alle ortiche la metafisica, la deduzione e il concetto di legge naturale. Definisce le leggi morali e religiose “idola”, superstizioni. Non esiste un bene o un male oggettivo, non c’è un ordine a cui conformarsi. Il suo motto, “sapere è potere”, è il manifesto di un’umanità che non vuole più servire la natura, ma piegarla ai propri voleri.
- Hobbes ne trasse le logiche conseguenze. Abolita la legge naturale che proteggeva i deboli, la vita diventa una guerra di tutti contro tutti (homo homini lupus). L’uomo non è guidato dalla ragione, ma dalle passioni e dal desiderio. La legge non è più espressione di giustizia, ma “la volontà e l’appetito dello Stato”. Nasceva così il liberalismo: il rifiuto del Logos. Una rivoluzione filosofica che metteva la coscienza individuale, le passioni e la volontà di potenza al di sopra di ogni verità ricevuta.
Il Gioco del “Se”: Cosa Succederebbe se Roma Cedesse? L’Esperimento Americano Risponde
Supponiamo per un istante, in un universo alternativo, che Roma ceda alle pressioni e decreti l’ordinazione delle donne. Che cosa accadrebbe? Non serve l’immaginazione. Esistono già esperimenti storici in comunità liturgiche quasi identiche alla nostra. La Chiesa Episcopaliana negli Stati Uniti (TEC) è il caso di studio perfetto. Profondamente “cattolica” nel suo rito – basato sul Novus Ordo – essa ci mostra, come in un laboratorio, le conseguenze di questa scelta.
Le Conseguenze a Breve Termine: Lo Scisma (1974-1977) Nel 1974, la TEC iniziò a ordinare donne in modo irregolare, ufficializzando la pratica nel 1977. La reazione fu immediata e devastante.
- Un Terremoto: Migliaia di episcopaliani tradizionalisti si riunirono nel “Congresso di St. Louis” (1977), condannando l’ordinazione femminile e dando vita a uno scisma formale che generò nuove giurisdizioni anglicane.
- Un Esodo: Numerosi sacerdoti, non potendo tollerare la rottura con la Tradizione Apostolica, si convertirono al cattolicesimo (dando impulso a quello che diventerà l’Ordinariato Anglicano) o all’Ortodossia.
Se Roma facesse lo stesso, la reazione sarebbe simile, ma su una scala globale e apocalittica. Assisteremmo a uno scisma che farebbe impallidire la Riforma Protestante. Interi continenti – Africa, Asia, gran parte dell’America Latina – spezzerebbero la comunione con le giurisdizioni che ordinano donne. In Europa e Nord America, la Chiesa si spaccherebbe in due fazioni.
Le Conseguenze a Lungo Termine: Il Crollo Demografico I progressisti credono che ordinare le donne aumenterebbe magicamente i fedeli. L’esempio della TEC sfata questo mito e dimostra l’esatto contrario.
- Crollo dei Fedeli: Dal 1976 a oggi, i membri della TEC sono crollati da 3,5 a 2,5 milioni (una perdita del 30%). Ma la frequenza reale alla messa domenicale è ancora peggiore: poco più di mezzo milione di persone.
- Una Falsa Soluzione: Hanno “risolto” la crisi vocazionale, riempiendosi di sacerdotesse. Ma per chi? Ci sono più preti per fedele, ma i fedeli sono spariti. Hanno raso al suolo la loro denominazione.
- Implosione Biologica: La maggior parte dei fedeli rimasti sono anziani. Entro un decennio, la Chiesa Episcopaliana affronterà un crollo finanziario e strutturale, poiché la sua base di fedeli e finanziatori scomparirà per cause naturali.Se la Chiesa Cattolica seguisse questa strada, la fazione progressista che ordina le donne andrebbe incontro allo stesso destino di declino, mentre la fazione fedele alla Tradizione crescerebbe, come sta già accadendo oggi alle giurisdizioni anglicane separate. Ordinare donne è un modo sicuro per svuotare la propria Chiesa.
Il Muro Invalicabile e il Tradimento Interno
Tutto questo, però, rimane un gioco del “se”. Perché, a differenza della Chiesa Anglicana, la Chiesa Cattolica ha un’ancora e un muro invalicabile. Il 22 maggio 1994, Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis, ha messo fine a ogni discussione:
“…dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa.”
Roma locuta, causa finita. La Chiesa non “sceglie” di non ordinare le donne; essa “non può”, non ne ha l’autorità. È un atto di obbedienza a Cristo, che non ordinò nemmeno la creatura più santa, degna e coraggiosa di tutte: sua Madre, Maria. Qualsiasi tentativo di “ordinazione” femminile è nullo, invalido. Come tentare di consacrare dei biscotti. Non accade nulla. Anzi, chi tenta di farlo si pone da sé fuori dalla comunione cattolica.
Eppure, il tradimento cova all’interno. La nomina di Mullally scatena l’entusiasmo di vaticanisti come Luigi Sandri, che minacciano scismi ecumenici se Roma non si adegua. E, cosa più grave, teologhe che insegnano in università pontificie, come Selene Zorzi, dimostrano di aver perso la custodia della Fede. Per lei, il “no” alle donne prete è solo il frutto di “tristi consessi di uomini maschi privilegiati” e di un “sistema statico, lento e lutulento”.
Questa analisi, che riduce una verità di Fede fondata sulla volontà di Cristo a una mera dinamica di potere sessista, dimostra una totale incapacità di comprendere la natura della Chiesa, della Rivelazione e del Sacerdozio. È la prova vivente di come una teologia che abbandona il Logos per abbracciare la sociologia finisca per svuotare la Fede del suo contenuto soprannaturale, proponendo di fatto il suicidio spirituale della Chiesa.
Siamo di fronte al culmine del naufragio anglicano: una Chiesa sfigurata a forza di aperture al mondo. Il porto sicuro è e rimane uno solo: la Tradizione Apostolica. Il sacerdozio, Cristo lo ha legato indissolubilmente alla dimensione paterna, maschile. Qualsiasi altra via non è progresso, ma apostasia.
prof. ssa Paola Persichetti
presidente dell’Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni



